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Emergenza sanitaria, le regioni ritirino le deroghe sulla caccia!

Nelle ultime settimane ha tenuto banco una notizia sconcertante, soprattutto se pensiamo al fatto che ci troviamo ancora nel bel mezzo di una emergenza sanitaria….
Emergenza sanitaria, le regioni ritirino le deroghe sulla caccia!
22 Gennaio 2021

Nelle ultime settimane ha tenuto banco una notizia sconcertante, soprattutto se pensiamo al fatto che ci troviamo ancora nel bel mezzo di una emergenza sanitaria.

Parliamo di quanto sta avvenendo in Puglia, che al momento è zona arancione, e dove sono vietati gran parte degli spostamenti. Nonostante l’alto rischio di contagio, infatti, il 9 gennaio il presidente della regione ha emanato un’ordinanza a favore dei cacciatori, che potranno spostarsi in un ampio raggio e muoversi da un comune all’altro.

La motivazione? Secondo il documento, la decisione è stata presa per un fantomatico stato di necessità. Necessità di (riportiamo dal testo) “conseguire l’equilibrio faunistico-venatorio,

“limitare i danni alle colture, nonché il potenziale pericolo per la pubblica incolumità”. Tutti e tre i punti citati in queste righe ci lasciano perplessi.

Il primo punto, il riequilibrio faunistico, è una motivazione quantomeno ipocrita. Come ha ricordato anche Sara Leone (responsabile della  Lav di Bari) in questo articolo, si parla spesso di specie “dannose” o “pericolose”, ma dall’altro lato si continua con il ripopolamento per accontentare i cacciatori.

Riteniamo irrilevante analizzare il resto, soprattutto la questione incolumità personale. Fermiamoci piuttosto a riflettere su una piccolissima parte dei danni inflitti dalla caccia. Oltre alla strage di vite animali infatti, in una sola stagione, quella 2019/2020, ci sono state anche 91 vittime umane, di cui 27 feriti e 64 morti. Pensiamo che siano dati sufficienti a trarre le conclusioni.

Il provvedimento è pericolosissimo, sia perché è in contrasto con quanto previsto dall’ultimo Dpcm, sia perché tenta di mettere la caccia allo stesso livello delle attività professionali.

Purtroppo non si tratta di un caso isolato. All’interno della legge regionale n.11 del 9 dicembre 2020, infatti, la Valle d’Aosta aveva dichiarato che, diversamente da quanto previsto dal Dpcm, lo svolgimento della caccia come attività sociale è consentito. In questo caso l’intervento della corte Costituzionale è stato tempestivo. La Corte, infatti ha disposto la sospensione dell’efficacia di tale legge tramite un’ordinanza il 14 gennaio.

Mentre da un lato, da quasi un anno, i cittadini comuni sono costretti a seguire ogni genere di norma, per non incappare in salatissime multe, dall’altro alcune regioni continuano a promulgare leggi in contrasto con i Dpcm, per favorire la lobby dei cacciatori. Noi continueremo a denunciare, insieme alle altre associazioni di tutela della fauna locale, l’illegittimità di questi provvedimenti.

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