La perpetua amnesia dell’uomo sulla plastica in mare

Ogni anno, (solitamente a gennaio) grazie ai report diffusi da vari enti, torna in auge il tema dell’inquinamento degli ecosistemi marini. Questa occasione è spun…
La perpetua amnesia dell’uomo sulla plastica in mare
15 Gennaio 2021

Ogni anno, (solitamente a gennaio) grazie ai report diffusi da vari enti, torna in auge il tema dell’inquinamento degli ecosistemi marini. Questa occasione è spunto anche per parlare di progetti positivi, volti a risolvere il problema della plastica in mare.

Recentemente, ad esempio, si parla di The Ocean Clean up, startup olandese che ha messo a punto diversi sistemi per ripulire il nostro “oro blu”, come il battello a energia solare Interceptor, un mezzo molto innovativo. Il battello, infatti, oltre a utilizzare fonti rinnovabili, ha il compito di ripescare i rifiuti direttamente dai letti dei fiumi, prima che confluiscano in mare.

E si parla anche di Blue Eco Line, startup guidata da cinque ragazzi toscani che ha messo a punto un impianto di filtraggio da installare sugli argini dei fiumi e guidato da AI. Tale impianto potrà essere monitorato attraverso una dashboard, la quale comunicherà alle amministrazioni pubbliche quando è il momento di sostituirlo con uno nuovo.

Queste e altre iniziative per il recupero e il riciclo della plastica, però, da sole non bastano a ridurre il nostro impatto sugli ecosistemi acquatici. 

La plastica non scompare: si sminuzza solo in parti sempre più piccole. E la cosa più scandalosa è che siamo così assuefatti alla sua presenza che continuiamo a produrre 396 tonnellate di materiali plastici all’anno. In termini più semplici? Dividiamola per il numero di abitanti della Terra: il risultato è 53 kg di plastica per individuo all’anno. Non creiamoci illusioni sul riciclo: poco più del 20% di questi materiali viene incenerito o riutilizzato, mentre il resto finisce in mare.

Un mare di plastica che ammonta a 150 milioni di tonnellate e che uccide ogni anno un milione e mezzo di animali, tra balene, uccelli, tartarughe e pesci. La morte avviene nei modi più atroci: le microplastiche vengono scambiate per cibo e si accumulano nell’apparato digestivo, mentre i pezzi di plastica più grossi strangolano o feriscono i malcapitati. Continuando così, nel 2050 il livello della plastica in mare supererà il numero dei pesci. 

È vero che nel 2019 è stato approvato il divieto di vendere plastiche monouso, ma ciò non toglie che tali materiali (che sono i primi a finire in mare e sono il 49% della massa di rifiuti) siano ancora presenti nelle case. C’è ancora molto da fare per giungere a un’economia della riduzione e del riuso. La responsabilità è prima di tutto di ognuno di noi.

Condividi sui social!

Salviamo gli Orsi della Luna

Associazione Animalista per il salvataggio degli Orsi della Luna dai lager della bile
Via San Felice, 4/B 40122 BOLOGNA